SUI LUOGHI DI DUE FAMOSE BATTAGLIE


1° marzo 1896: Una bella valle tigrina contornata da alte montagne: qui si svolse la battaglia vinta dall’esercito etiopico, almeno 20.000 i morti.

Molte cose cominciarono a cambiare, in Italia ed in Etiopia, dopo la battaglia di Adua.


20 Gennaio 1936: quattro armate etiopiche e tre italiane si fronteggiano nell’Etiopia del nord su un fronte di 200 chilometri.

Ma solo in un luogo sono in gioco i destini della battaglia, e forse della Guerra: al passo Uarieu nel Tembien.

 

PROGRAMMA



1° Giorno

Arrivo in mattinata all’aeroporto di Mekelle e trasferimento al Gheralta lodge (2 ore); lungo la strada visita alla antica chiesa di Woukro Chercos nell’omonima cittadina.


Pranzo leggero al lodge e riposo. Alle 14.30 partenza per la visita di una chiesa importante nell’area del Gheralta. In relazione alle attitudini ed all’allenamento di clienti si potrà scegliere tra una passeggiata riposante in una bella valle tigrina (Chiesa di Maryam Papaseity), una salita, ripida e con qualche difficoltà alpinistica, sui picchi del Korkor (chiese di Maryam e Daniel Korkor) oppure una scalata emozionante per la chiesa più interessante e difficile, Abuna Yemata Guh.


Aperitivo di benvenuto e cena al lodge.


2° Giorno

Colazione verso le otto, incontro con la guida per le prime indicazioni, partenza in auto alle 8 30.

Ci si avvia sulla strada asfaltata per il Tembien, sul tracciato della vecchia pista militare italiana; a sinistra le belle montagne del Gheralta, con pilastri e roccioni rossastri. Dopo circa mezz’ora, siamo ormai sui 1600 metri di altitudine (rispetto ai 2200 del lodge), la valle si allarga e compare a sud la grande massa della Uorc Amba (‘montagna d’oro’) con i due caratteristici torrioni.


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Non più un gruppo montuoso compatto come quello del Gheralta, ma un andamento orografico caotico con cime, valli e roccioni disposti in ordine sparso: siamo nel Tembien.


Si prosegue fino all’ingresso della cittadina di Workamba e in breve si giunge al passo Uarieu; prima che la strada inizi a scendere verso la valle del Beles si prende una pista che porta alla collinetta dove si trovava il fortino.


Al centro del piazzale un semplice monumento in pietra, con una scritta che ricorda la battaglia ed i caduti in lingua etiopica, inglese ed italiana.

 

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Riprendiamo la visita incamminandoci verso il piccolo cimitero italiano, sistemato sul luogo del vecchio fortino e oggi curato in modo accettabile da un anziano guardiano, stipendiato del Governo italiano.


Il cimitero è stato riportato in condizioni dignitose per l’interessamento di un agronomo italiano, il dottor Giuseppe De Bac, che ha profuso tempo e risorse per questo lodevole scopo.

La maggior parte delle salme è stata spostata nei grandi cimiteri di Mekelle e di Adigrat; rimangono comunque una trentina di lapidi, tra cui spicca quella del Cappellano domenicano Padre Reginaldo Giuliani, osannato come eroe all’epoca del regime.


Un breve giro attorno al passo darà un’idea dei luoghi dove si è svolto il combattimento.


Ripresa l’auto si scenderà per un tratto nella valle del Beles, ove la colonna Diamanti fu attaccata e poi, risalendo, si passerà accanto all’Amba Uorc, altro luogo di grandi scontri nei primi mesi del ’36 (seconda battaglia del Tembien).


Pranzo al sacco.


Si riprende l’auto per tornare alla cittadina di Workamba ove si imbocca la strada asfaltata Adi Addi – Adwa. Dopo circa un’ora, prima dell’ingresso ad Adua, si devia verso destra su una pista che sale sul panoramico colle dell’Abba Garima. Di qui la regina Taitu avrebbe osservato alcune fasi della battaglia, alternando per tutto iI giorno preghiere ed incitamenti patriottici (possibile visita anche alla tomba di Ras Alula e di una grande chiesa aperta solo agli uomini).


Tornati sulla strada principale in mezzora si raggiunge il grande complesso delle suore Salesiane di Adua; cena e pernottamento nella guest house.


3° Giorno


Colazione alle 6 30 e partenza in auto alle 7.


Da Adua si prende la strada per Adigrat, risalendo in auto verso il passo Rebi Rienni. Il percorso a piedi inizia dopo qualche chilometro in una bella valle delimitata a sinistra dal monte Gossoso e a destra dal Kidane Meret: qui si trova un cumulo di sassi che indica il punto ove sarebbe stato sparato, verso le sei del mattino, il primo colpo di fucile.

 

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La visita a piedi comincia nel punto ove sarebbe stato sparato il primo colpo di fucile, nello scontro iniziale fra la compagnia del Cap. Cesarini ed i gruppi etiopici che accorrevano da Adua. L’avanguardia italiana (Battaglione Turitto), attaccata da imponenti masse nemiche, subì in questa zona rilevanti perdite e venne poi annientata nella ritirata verso Nord.


Lasciando a sinistra il monte Gossoso, dopo circa un’ora di piacevole cammino in leggera salita, si giunge al poggio di Adi Becci, contornato da bei monti: a sinistra, il Monoxeito’, a destra il Sendedo’, con dietro l’imponente massa del Semaiata.

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È in questa conca che il generale Albertone schierò il grosso della Brigata Indigeni, piazzando le Batterie siciliane sulle pendici del Sendedo’. Volgendo lo sguardo indietro, verso Sud, si vede di fronte il Kidane Meret e, subito dietro, l’Abba Garima da dove la regina Taitu avrebbe assistito ad alcune fasi della battaglia.


Si lascia il poggio di Adi Becci in lieve discesa verso la valle di Mai Agam per poi risalire una stretta valle che ha sullo sfondo la caratteristica sagoma a corno del monte Rajo e a destra il Semaiata. È il percorso della ritirata della Brigata Indigeni dopo le forti perdite di Adi Becci e la cattura dello stesso Gen. Albertone.


Della valle di Mai Agam si giunge in poco più di un’ora ad un secondo poggio contornato da alte cime: è la zona della seconda battaglia.


Il quartier generale italiano era impiantato sullo Zeban Daaro (a sinistra) e lungo tutto l’anfiteatro erano piazzate a mezza costa le truppe della Brigata Arimondi e parte di quelle di riserva: a sinistra fra lo Zeban Daaro ed il Rajo i

Bersaglieri (Col. Stevani), al centro sotto il Rajo il 2` Fanteria (Col. Brusati), a destra fra il Rajo e l’Erarà, il III` Eritrei del Ten. Col. Galliano.


Si attraversa il poggio puntando verso destra alla selletta fra il Rajo, l’Erarà e l’Ibisà ove si giunge dopo circa un’ora. Qui la tenace resistenza degli alpini rallentò l’avanzata degli etiopici consentendo ai superstiti delle Brigate Arimondi ed Ellena di ritirarsi verso Sauria.


Dalla selletta si scende in breve al passo Rebi Rienni, dove si ritrova l’auto (il percorso, con facili salite e discese su una quota base di 2 000 metri, è fattibile in 4 -5 ore)


Pranzo al sacco.


Tornando verso Adua in auto può essere interessante fare una breve deviazione verso la valle di Mariam Shoaitù, teatro della terza battaglia. Lo scenario è meno grandioso e la valle è oggi parzialmente occupata da una diga.


La gita termina verso le 16 con l’accompagno ad un albergo oppure all’aeroporto di Axum (ultimo volo per Addis alle zz xx). Subito dopo l’auto ripartirà per il Gheralta lodge offrendo un passaggio a chi decidesse di rientrare ad Hawzen per continuare la vacanza in quell’area. Arrivo al lodge all’ora di cena.

 

 

Quota di partecipazione per persona:


Gruppo da 2 partecipanti (camera doppia): 380 $

Gruppo da 4 partecipanti (camere doppie): 290 $

Gruppo da 6 partecipanti (camere doppie): 270 $

Per viaggiatori singoli, gruppi più numerosi o diverse esigenze contattare il Lodge.


La quota comprende:

Il pernottamento al lodge ed alla guest house di Adwa (camere doppie con moderni servizi), pasti dal pranzo del giorno 1 al pranzo al sacco del giorno 3, acqua a volontà, guida parlante italiano/inglese, trasporto dall’aeroporto di Mekelle a quello di Axum (oppure ad un albergo in zona Adua/Axum oppure al rientro al Gheralta lodge), attrezzatura leggera da picnic, ingressi e guide locali.


La quota non comprende:

Mance ed eventuali acquisti personali, assicurazione medica.

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